accettare non vuol dire comprendere.
L’eterno dilemma di quando muore una giovane rockstar: e se non fosse morto così giovane?
Jim Morrison, morto prima dei 30 anni. Sarebbe diventato il Bono degli anni ‘80.
Bono, al contrario, fosse morto per abuso di gelatina, nei primi anni ‘90, sarebbe famoso quanto oggi, ma senza la parte dei sermoni.
Mercury: si sarebbe finalmente reso conto degli altri membri del suo gruppo e sarebbe diventato un solista, con una carriera simile a quella di Annie Lennox.
Elton John: Mercury avrebbe suonato al suo funerale.
Rino Gaetano: avrebbe scritto due o tre inni della Roma o forse del Crotone, per poi diventare un deputato di Forza Italia, lista civica, comune di Ardea.
Michael Jackson: sarebbe morto nero.
John Lennon: probabile testimonial per la Apple negli anni ‘90, sarebbe al suo quarto matrimonio, con il vantaggio che Yoko Ono non canterebbe più neanche nei karaoke dei villaggi turistici.
McCartney: sarebbe stato un ottimo solista, ma è morto troppo giovane.
Batchiara legge Madame Psychosis (in sotto fondo Sting - Saint Agnes and the Burning Train)
Noi siamo quelle che non si risparmiano. Siamo quelle che, da fuori, sembriamo non dare niente, non finché ci conosci e non scopri che, al contrario, siamo quelle che danno tutto. Noi siamo quelle che sono sopravvissute e non abbiamo paura di niente, neanche di darci, e quando abbiamo paura non l’abbiamo per noi, ma per gli altri – paura che non abbiano le mani abbastanza grandi, i polsi abbastanza forti, per prendere quel tutto che stanno chiedendo non sapendo di non sapere che desiderare desideri piccoli è diverso, che per desiderare davvero bisogna essere pronti a vedere i propri desideri soddisfatti – forse non con loro, di certo con noi. Noi siamo quelle che si svuotano come un cielo carico di nubi grigie d’estate – l’unica cosa che non riusciamo a imparare, fermarci, e continuiamo a cadervi sulla testa, bagnarvi le guance, anche se aprite l’ombrello, anche se cercate riparo. Ci avete chiesto la pioggia e noi vi diamo la pioggia, siamo violente come le nostre passioni fino a quando non ci assaggiate, non scoprite il nostro sapore che è sfaccettato – siamo al gusto di caramelle nelle favole, siamo di tutti i gusti.
Noi siamo quelle che ti avvisano: siamo impetuose, prima di pioverti addosso, non iniziamo a farlo finché non ti vediamo – non vi vediamo – con le braccia e la bocca aperte verso l’alto come piante assetate.
Noi siamo quelle che ti dicono: non amarmi così forte, o finirò per ricambiarti e per distruggerti – vi conosciamo meglio di quanto voi conosciate voi stessi e cerchiamo di proteggervi, cerchiamo di proteggerci dal momento che, sappiamo, arriverà – dal momento in cui capirete che siete solo capaci di accontentarvi e nulla più e noi saremo un troppo per il quale non avrete spazio.
Noi siamo quelle che ridono sempre. Siamo quelle che, da fuori, sembrano non ridere mai, non finché ci conosci e non scopri che, al contrario siamo quelle che seppelliscono i dolori con le loro risate forti e vere. Noi siamo quelle che sono sopravvissute, noi siamo quelle che hanno deciso di non volere niente di meno di quello che vogliono – siamo quelle che sono quello che dicono di essere, anche se voi non ci credete.
Siamo quelle che tutti dicono di volere, che nessuno sa di non potere.
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non si sa mai come prenderci.
abbiamo tutti questa presunta discrezione, questo ostentato rispetto.
ma è paura, in fondo. paura di arrivare davvero vicino a qualcuno, paura di venire investiti dal suo dolore.
prendete me per esempio.
più sono stronza, più tengo a distanza,…
impuntarsi a voler trovare “gente ok” in posti di merda non fa di me una persona intelligente.
se sempre gli stessi 4 sfigati che mischiano md nel loro schifoso e annacquato longisland vanno sempre allo stesso bancone a 30anni un motivo ci sarà.
si. che la loro vita è penosa.
SUONA FANFARA SGANGHERATA
PER GLI ESILIATI DAL MONDO DELLE FAVOLE
CANTATE CIURMA DI RIBELLI
CHE AL SUONO DELLE VOSTRE VOCI
IMPAURITA SCAPPA
LA TARANTOLA DELLA DISPERAZIONE
il bar della rabbia
Quanno un giudice punta er dito contro un
povero fesso nella mano strigne artre tre dita
che indicano se stesso.
A me arzà un dito pe esse diverso
me fa più fatica che spostà tutto lUniverso.
So na montagna… se Maometto nun viene…
mejo… sto bene da solo, er proverbio era
sbajato. So lodore de tappo der vino che
hanno rimannato ndietro so i calli sulle
ginocchia di chi ha pregato tanto e nun ha mai
avuto e ce vo fegato… ahia…
So come er vento… vado ndo me va…
vado ndo me va ma sto sempre qua.
E brindo a chi è come me ar bar della rabbia e
più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.
So er giro a voto dellanello cascato ar dito
della sposa che poi lha raccorto e me lha
tirato e io je ho detto: mejo… sto bene da
solo… Senza mogli e senza buoi
e se me libero pure dei paesi tuoi sto a
cavallo… e se me gira faccio fori pure er
cavallo tanto vado a vino mica a cavallo.
So er buco nero der dente cascato ar soriso
dela fortuna e la cosa più sfortunata e
pericolosa che mè capitata nella vita è la
vita, che una vorta che nasci, giri… conosci…
intrallazzi… ma dalla vita vivo nunne esci…
uno solo ce lha fatta… ma era raccomannato…
Io invece nun cho nessuno che me spigne
mejo…n se sa mai… visti i tempi!
Ma se rinasco me vojo reincarnà in me stesso
co la promessa de famme fa più sesso
e prego lo spirito santo der vino dannata
di mettermi a venne i fiori pe la strada
che vojo regalà na rosa a tutte le donne che
nun me lhanno datacome a dì: tiè che na so
fa na serenata!
E brindo a chi è come me
ar bar della rabbia o della Arabia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.
Ma mò che viene sera e cè il tramonto
io nun me guardo ndietro… guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto nastronave con
npò de spazzatura vicino ai secchioni, sotto
le mura dove dietro nun se vede e cè naria
scura scura.
Ma guarda te co quanta cura
se fanno la fantasia de stavventura
Me mozzico le labbra
me cullo che me tremano le gambe de paura
poi me fermo e penso:
però che bella sta bella fregatura…
E brindo a chi è come me ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.
I hate to turn up out of the blue uninvited,
But I couldn’t stay away, I couldn’t fight it,
I had hoped you’d see my face,
And that you’d be reminded that for me it isn’t over,
Never mind, I’ll find someone like you,
I wish nothing but the best for you, too,
Don’t forget me, I beg,
I remember you said,
“Sometimes it lasts in love,
But sometimes it hurts instead,”
quando dai troppo dopo devi sottrarre…sottrarre…sottrarre…….